Collodi

Collodi

Carlo Collodi

(1826-1890)

Le avventure di Pinocchio –capitolo 31

letto da:
Marcello Sbigoli

 

 

Die Abenteuer des Pinocchio – Kap 31

gelesen von:
Ulrich Pleitgen

Il carro riprese la sua corsa: e la mattina, sul far dell’alba, arrivarono felicemente nel «Paese dei balocchi». Questo paese non somigliava a nessun altro paese del mondo. La sua popolazione era tutta composta di ragazzi. I più vecchi avevano  quattordici anni: i più giovani ne avevano  otto appena. Nelle strade, un’allegria, un chiasso, uno strillìo da levar di cervello! Branchi di monelli da per tutto: chi giocava alle noci, chi alle piastrelle, chi alla palla, chi andava in velocipede, chi sopra un cavallino di legno: questi facevano a mosca-cieca, quegli altri si rincorrevano: altri, vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa: chi recitava, chi cantava, chi faceva i salti mortali, chi si divertiva a camminare colle mani in terra e colle gambe in aria: chi mandava il cerchio, chi passeggiava vestito da generale coll’elmo di foglio e lo squadrone di cartapesta: chi rideva, chi urlava, chi chiamava, chi batteva le mani, chi fischiava, chi rifaceva il verso alla gallina quando ha fatto l’uovo: insomma un tal pandemonio, un tal passeraio, un tal baccano indiavolato, da doversi mettere il cotone negli orecchi per non rimanere assorditi. Su tutte le piazze si vedevano teatrini di tela, affollati di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come queste: viva i balocci! (invece di balocchi): non vogliamo più schole (invece di non vogliamo più scuole): abbasso Larin Metica (invece di l’aritmetica) e altri fiori consimili.
Pinocchio, Lucignolo e tutti gli altri ragazzi, che avevano fatto il viaggio coll’Omino, appena ebbero messo il piede dentro la città, si ficcarono subito in mezzo alla gran baraonda, e in pochi minuti, com’è facile immaginarselo, diventarono gli amici di tutti. Chi più felice, chi più contento di loro? In mezzo ai continui spassi e agli svariati divertimenti, le ore, i giorni, le settimane passavano come tanti baleni. — Oh! che bella vita! — diceva Pinocchio tutte le volte che per caso s’imbatteva in Lucignolo.

Der Wagen setzte seine Fahrt fort, und im Morgengrauen kamen sie glücklich im Spielzeugland an. Dieses Land glich keinem anderen auf dieser Welt. Seine Bevölkerung bestand nur aus Kindern. Die ältesten waren vierzehn, die jüngsten kaum acht Jahre alt. Auf den Straβen hörte man ein Lärmen und Kreischen, dass man fast den Verstand verlor. Überall waren Scharen von fröhlichen Kindern zu sehen. Einige spielten Blindekuh, andere rührten die Trommel, wieder andere liefen einander nach, bald waren sie als Clown verkleidet, bald sprangen sie über ein Seil oder ritten auf einem Schaukelpferd. Da wurde vorgetragen und gesungen, dort schlug man Purzelbäume und machte sich einen Spaβ daraus, auf den Händen zu gehen und die Beine in die Luft zu strecken. Hier spielte einer mit Reifen, dort wurde dem Kasperletheater zugeschaut; da wurde gelacht, gepfiffen, gegackert wie ein Huhn, das gerade ein Ei gelegt hat, kurz, es herrschte ein solch wirres Geschrei und ein Höllenlärm, dass man sich die Ohren mit Watte zustopfen musste, wollte man nicht taub werden. Auf allen Plätzen standen Zelte, die von morgens bis abends Theatervorstellungen aufführten, und auf allen Häuserwänden konnte man mit Kreide geschriebene Sätze lesen, wie zum Beispiel diese: “Es lebe Schlarafenland” (anstatt Schlaraffenland), “Wir wollen keine Schuhle” (anstatt Schule), “Wir wollen keine Lerer” (anstatt Lehrer), “Wir wollen keine Rächenstunden” (statt Rechenstuden) und “2+5 = 9”. Kaum angekommen, stürzten sich Pinocchio, Kerzendocht und all die anderen Kinder mitten in den lauten Tumult, und in wenigen Minuten waren sie Freunde aller.Wer könnte glücklicher und zufriedener sein als sie? Bei einem solchen Zeitvertrieb verflogen die Stunden, Tage und Wochen wie im Flug. “Ach, was für ein schönes Leben!”, schwärmte Pinocchio jedes Mal, wenn er zufällig Kerzendocht begegnete.