Morante

morante

Elsa Morante

(1912-1985)

da: L’isola di Arturo

letto da:
Teresa Fallai

 

 

aus: Arturos Insel

gelesen von:
Therese Hämer

Mio padre viveva la maggior parte del tempo lontano. Veniva a Procida per qualche giorno e poi ripartiva, certe volte rimanendo assente per intere stagioni. A fare la somma dei suoi rari e brevi soggiorni sull’isola, alla fine dell’anno si sarebbe trovato che, su dodici mesi, egli forse ne aveva passati due a Procida con me. Così io trascorrevo quasi tutti i miei giorni in assoluta solitudine; e questa solitudine cominciata per me nella prima infanzia (con la partenza del mio balio Silvestro) mi pareva la mia condizione naturale. Consideravo ogni soggiorno di mio padre sull’isola come una grazia straordinaria da parte di lui, una concessione particolare, della quale ero superbo. (…..) La mia infanzia è come un paese felice, del quale lui è l’assoluto regnante. Egli era sempre di passaggio, sempre in partenza; ma nei brevi intervalli che trascorreva a Procida io lo seguivo come un cane. Dovevamo essere una buffa coppia per chi ci incontrava! Lui che avanzava risoluto come una vela nel vento, con la sua bionda testa forestiera, le labbra gonfie e gli occhi duri, senza guardare nessuno in faccia. E io che gli tenevo dietro, girando fieramente a destra e a sinistra i miei occhi mori, come a dire: “Procidani, passa mio padre!”

Su gentile concessione di:

Copyright © Eredi Elsa Morante. Published by arrangement with The Italian Literary Agency, Milano

 

 

Mein Vater lebte die meiste Zeit weit weg. Er kam für ein paar Tage nach Procida und dann brach er wieder auf, manchmal blieb er für eine ganze Jahreszeit weg. Würde man seine seltenen und kurzen Aufenthalte auf der Insel zusammenzählen, käme am Ende des Jahres heraus, dass er von zwölf Monaten vielleicht zwei bei mir auf Procida gewesen war. So verbrachte ich fast alle meine Tage in vollkommener Einsamkeit; und diese Einsamkeit, die für mich in frühster Kindheit angefangen hatte, kam mir ganz natürlich vor. Jeder Aufenthalt meines Vaters auf der Insel war für mich wie eine außergewöhnliche Liebenswürdigkeit seinerseits, ein besonderes Zugeständnis, auf das ich stolz war […].

Meine Kindheit ist wie ein glückliches Land, von dem er der Alleinherrscher ist. Er war immer auf der Durchreise, immer zum Aufbruch bereit, aber in den kurzen Zeiträumen, die er auf Procida verbrachte, folgte ich ihm wie ein Hund. Wir müssen ein komisches Paar gewesen sein! Er, der entschieden wie ein Segel im Wind voranschritt, mit seinem fremden blonden Kopf, mit angeschwollenen Lippen und hartem Blick, ohne jemandem ins Gesicht zu schauen. Und ich, der ihm nachlief und stolz meine dunklen Augen nach links und rechts schweifen ließ, wie um zu sagen: “Procidaner, hier kommt mein Vater!”